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Successivamente, l'Assemblea costituente eletta lo stesso giorno del referendum elaborò la Costituzione che, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, dà alla Repubblica un carattere parlamentare. Chiamata spesso "Penisola" in ragione della sua natura geografica prevalente, "Stivale" in ragione della sua caratteristica forma, "Belpaese" in ragione del suo clima e delle sue bellezze naturali ed artistiche,[1] geograficamente l'Italia è costituita da tre parti: una continentale, delineata a nord dalle Alpi e a sud dalla linea convenzionale che congiunge La Spezia con Rimini, una peninsulare, che si allunga nel Mediterraneo in direzione nord ovest - sud est, ed una insulare, rappresentata principalmente dalle due maggiori isole del Mediterraneo, la Sardegna e la Sicilia presso la quale, in corrispondenza dell'isola di Pantelleria, si ha la minima distanza dall'Africa, distante circa 70 chilometri[2]. I confini territoriali si estendono complessivamente per 1.800 chilometri, mentre lo sviluppo costiero raggiunge i 7.500 chilometri.[3] L'Italia conta più di 59,7 milioni di abitanti[4], per una densità di 198 abitanti per km². L'Italia è membro fondatore dell'Unione europea, della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'Unione Europea Occidentale, aderisce alle Nazioni Unite (per il biennio 2007-2008 è membro non-permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite) e fa parte del G8 e dell'OCSE. Indice Etimologia Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili, secondo le linee guida sull'uso delle fonti. » Il nome "Italia" venne usato per la prima volta dagli autori greci e latini, nella fattispecie da Erodoto. Con tale nome si indicava la parte meridionale della penisola, l'antico Bruttium abitato dagli Itali (da Italo, re degli Enotri) (attuale Calabria centrale) secondo quanto tramandato anche da Dionigi di Alicarnasso, Tucidide e Virgilio, poi il nome fu esteso ad indicare i connazionali della Magna Grecia, che venivano detti Italiótai. Da qui si evince che si parla dell'Istmo di Catanzaro che è il punto più stretto d'Italia e si trova tra i due golfi citati da Antioco di Siracusa. Storicamente, l'utilizzo del nome "Italia" dal punto di vista politico risale invece alla Lega italica, con capitale a Corfinio, nell'odierno Abruzzo, attestato dal suo utilizzo nelle monete coniate dalla lega per designare i territori in essa ricompresi. L'etimologia del nome, secondo una tesi antica, si basa sul nome greco italós, che significa toro, come forma contratta e grecizzata dell'umbro vitlu (vitello). Tale etimologia era stata già tramandata dagli stessi greci che vedevano l'origine del nome in Ouitoulía, ossia "terra dei vitelli". Essa fu in seguito riproposta da Dionigi d'Alicarnasso, Varrone, Aulo Gellio e Sesto Pompeo Festo. Alcuni sostengono che tale nome derivi dal vocabolo "Italòi", termine con il quale i Greci designavano i Vituli, una popolazione che abitava le terre a sud dell'istmo di Catanzaro, grosso modo l'area ionica oggi occupata dalle provincie Catanzaro e di Reggio Calabria e che adorava il simulacro di un vitello. Il nome significherebbe quindi "abitanti della terra dei vitelli". Secondo Dionigi di Alicarnasso la popolazione degli Itali era costituita da una parte dei Siculi che non varcò lo Stretto per stabilirsi nell'odierna Sicilia, rimanendo dunque nell'estremo lembo di terra che è l'attuale Calabria centrale. Tale popolo avrebbe assunto il proprio nome dal leggendario re Italo, così che la zona precedentemente detta Ausonia avrebbe preso il nuovo nome di "Italia" (come riportato anche da Tucidide e Virgilio). Secondo Aristotele (Politica, VII, 9, 2) gli Itali erano così chiamati in onore del loro re Italo appunto, che pare abbia trasformato gli Enotri, da nomadi che erano, in agricoltori, e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Infatti fino all'inizio del V secolo a.C., con Italia si arrivò ad indicare l'intera attuale regione calabrese, poi tutta la parte meridionale del Paese e, dal 49 a.C., quando alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola. Tali confini vennero ulteriormente dilatati con la riforma amministrativa dell'imperatore Augusto (27 a.C.) che li portò a ovest fino al fiume Varo (presso Nizza) e ad est fino al fiume Arsa, in Istria. l'Italia di ErodotoSecondo un'altra ipotesi l'origine del nome non è una forma grecizzata dell'umbro, bensì un termine di derivazione etrusca. In Etrusco esisteva difatti il termine Italòs, che indicava il toro, probabilmente derivato da *vitalu, con caduta del digamma. Questo termine fu usato dagli Etruschi per indicare i popoli italici (dell'Italia centro meridionale); ciò è stato in parte affermato da Apollodoro, che sosteneva che il termine italòn fosse un termine di derivazione tirrenica, e quindi etrusca, usato per indicare il toro. Lo stesso confermava il bizantino Giovanni Tzetzes, che presumibilmente non conosceva la fonte di Apollodoro e, forse, lo aveva appreso da qualche altra fonte antica. Appare inoltre molto più probabile che il termine sia passato dall'etrusco al greco, piuttosto che dall'umbro, per altri due motivi: utilizzare il termine italòn per indicare un popolo ha probabilmente una connotazione negativa, in quanto rimanderebbe ad una certa inferiorità; considerando la superiorità tecnico culturale degli Etruschi, e le condizioni dei rapporti che esistevano fra questo popolo e le genti italiche, è molto probabile che gli Etruschi abbiano utilizzato tale appellativo con lo scopo di deridere i propri vicini. Appare in secondo luogo difficile credere che tale appellativo fosse stato applicato a tutti i popoli italici a partire da un piccolo popolo, mentre la sua paternità etrusca renderebbe più probabile la sua diffusione su vasta scala. Su quest'ultimo punto ci sono state ipotesi divergenti; ad esempio c'è chi, come il filologo Domenico Silvestri, sostiene che il nome sia passato dall'etrusco al greco, ma già con il suo significato finale. In pratica gli Etruschi chiamavano la penisola già Italia e i suoi abitanti Itali. Altri sostengono che il termine Italia sia derivato dal greco Aithàle, termine usato per indicare l'isola d'Elba ed alcune vicine, trasformatosi poi in Aitlìa, Eitalìale, Etalìa, Italìa. Aithàle in greco significa fumosa o fumante, ed avrebbe indicato la presenza di molte fornaci per la lavorazione dei metalli. Tale presenza è però attestata solo sull'isola d'Elba e non in tutto il sud Italia, ragion per cui difficilmente questo nome si sarebbe potuto diffondere a tutta la penisola, a meno che, come sostiene Felice Vinci, il termine non si riferisca ai numerosi vulcani presenti nell'Italia meridionale (Etna, Vesuvio e le isole Eolie): in questo caso Aithàleia o Aithalia sarebbe la "terra che fuma". Altri sostengono che il termine Aithàle avesse indicato una tecnica di coltivazione, eseguita appiccando incendi sui campi con lo scopo di aumentarne la fertilità, ma tale tecnica era diffusa in tutto il Mediterraneo. Vi è poi chi sostiene che Aithale rimandi al concetto del tramonto, per il fatto che l'Italia era per i Greci la terra dove tramontava il sole, ma tale nome avrebbe potuto essere applicato anche alla Sicilia, o alla Numidia, che godevano della stessa caratteristica. Più di recente il filologo Giovanni Semerano, noto per le sue controverse teorie sui rapporti tra le lingue indoeuropee e le lingue semitiche, propose l'ipotesi che il termine Italia derivi da Atalu, una parola accadica ricostruita da Semerano e che significherebbe "terra del tramonto". Egli basava le sue idee su considerazioni di tipo linguistico: la "i" del latino vitulus è breve, mentre la "i" di Italia è lunga. A parte il fatto che Atalu è priva di i (sia brevi che lunghe), secondo i critici della teoria di Semerano non esisterebbero sufficienti motivi storici che possano avere portato un termine accadico dalla Mesopotamia all'Italia. L'Italia è anche poeticamente chiamata il "Belpaese". Anche se oggi pochi ne conoscono l'origine, tale denominazione risale al grande successo editoriale che ebbe, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, il volume Il Bel Paese, pubblicato nel 1876 dall'abate Antonio Stoppani con l'intento di illustrare le bellezze d'Italia. A sua volta, probabilmente, questo titolo intendeva rimandare alla definizione che molti secoli prima diedero all'Italia gli stessi Dante e Petrarca. Storia Il popolamento del territorio italiano risale alla preistoria, epoca di cui sono state ritrovate importanti evidenze archeologiche. In epoca storica, tra i vari popoli dell'Italia antica sono degni di nota, in particolare, i Liguri, i Veneti ed i Celti nell'Italia settentrionale, gli Etruschi i Latini ed i Sanniti in quella centrale, mentre al sud prosperarono le colonie greche (Magna Grecia), mentre in Sardegna fin dal II millennio a.C. fioriva l'antica civiltà dei sardi. Una delle più importanti culture antiche sviluppatasi sul suolo italiano fu quella Etrusca (a partire dall'VIII secolo a.C.) che influenzò profondamente Roma e la sua civiltà, in cui molte importanti tradizioni mediterranee ed eurasiatiche trovarono la più originale e duratura sintesi politica, economica e culturale. Nata in Italia, da sempre terra di confine e di incontro tra popoli e culture diverse, la civiltà romana seppe valorizzare gli apporti provenienti dall'Etruria e dagli altri popoli italici, dalla Grecia e dalle altre regioni del Mediterraneo Orientale (Palestina – culla del Cristianesimo – ma anche Siria, Fenicia, ed Egitto). Grazie al suo impero, Roma seppe poi diffondere la cultura ellenistico-romana in zone dell'Europa e del nord Africa fino allora rimaste ai margini della civiltà. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, per un lungo periodo (tredici secoli) il territorio della penisola si articolò in diversi stati, a volte indipendenti, a volte parte di domini più grandi (anche a guida extra italica). Il più longevo fra essi fu lo Stato Pontificio, che resistette fino alla presa italiana di Roma nel 1870 e che fu poi ricostituito come Città del Vaticano nel cuore della capitale italiana. All'ultimo imperatore romano di occidente seguì la costituzione di due regni romano-barbarici successivi (quello degli Eruli e degli Ostrogoti). La riannessione dell'Italia all'impero romano, operata da Giustiniano (guerre gotiche, metà del VI secolo d.C.) fu formalmente di breve durata perché, già fra il 568 ed il 570, i Longobardi, popolazioni germaniche provenienti dall'attuale Ungheria, occuparono parte del paese, ma rappresentò una formidabile continuità politica e culturale e garantì il benessere economico della penisola e di tutta l'europa romana per molti anni. Successivamente l'area romano-bizantina fu soggetta ad una serie di amputazioni territoriali riuscendo però a sopravvivere fino all'XI secolo, mentre i Longobardi dovettero assoggettarsi ai Franchi di Carlo Magno fin dalla seconda metà dell'VIII secolo. Con l'800 l'Italia centrosettentrionale entra a far parte dell'impero germanico, mentre poco dopo la Sicilia passa agli Arabi. Lo sviluppo di una civiltà comunale (a partire dall'XI secolo circa) diede nuovo impulso alla vita economica e culturale dell'Italia centro-settentrionale mentre nel sud si veniva formando il regno Normanno, fra i più moderni, tolleranti e meglio amministrati dell'Europa del tempo. Dai comuni si formarono le repubbliche marinare e più tardi le signorie. In età comunale ebbe inizio l'Umanesimo e il Rinascimento, caratterizzato da una vistosa rinascita delle arti, che ebbe grande influenza nel resto di Europa. Le dominazioni straniere e le varie trasformazioni degli stati che si erano formati sul territorio proseguirono fino alla prima metà del XIX secolo, quando si sviluppò, sulla scia della Rivoluzione francese e le imprese napoleoniche, una serie di movimenti volti alla creazione di un'Italia indipendente e unitaria; questo periodo è detto Risorgimento. L'Italia contemporanea nacque come stato unitario quando il 17 marzo 1861 la maggior parte degli stati della penisola e le due isole principali vennero unite sotto il re di Sardegna Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia. Architetto dell'unificazione dell'Italia fu il primo ministro del re, Camillo Benso Conte di Cavour che, dando mezzi e supporto (seppur non riconoscendolo direttamente) a Giuseppe Garibaldi, consentì l'annessione al Piemonte del Regno delle Due Sicilie. Il processo di unificazione fu aiutato dalla Francia, che - insieme al Regno Unito - aveva interesse a creare uno stato anti-asburgico guidato da una dinastia reale amica (i Savoia) e capace di evitare la nascita di uno stato repubblicano e democratico in Italia (desiderato da alcuni "patrioti" come Mazzini e come era già in parte accaduto a Roma, Milano, Firenze e Venezia durante i moti rivoluzionari del 1848). Tuttavia, il processo di unificazione suscitò il malcontento di una parte del popolo italiano (soprattutto nel meridione), che si sentiva sempre più povero e oppresso. Questa fu una delle cause della nascita del brigantaggio, fenomeno che sconvolse il nuovo governo italiano e che ebbe tra i suoi maggiori esponenti Carmine Crocco, Pietro Monaco, Michelina De Cesare, Domenico Tiburzi. Duomo di FirenzeLa prima capitale fu Torino, già capitale del Regno di Sardegna e punto di partenza del processo di unificazione dell'Italia. In seguito alla Convenzione di settembre (1864), la capitale fu spostata a Firenze. Nel 1866, l'Italia acquisì dall'Impero asburgico il Veneto, in seguito alla guerra, che vide l'Italia alleata alla Prussia di Bismarck. Dall'unificazione rimanevano escluse la Corsica e la regione di Nizza, città di Garibaldi oltreché Roma ed i territori limitrofi, che erano sotto il controllo del Papa e protetta da Napoleone III. Grazie alla sconfitta della Francia ad opera dei prussiani con una rapida azione militare il 20 settembre 1870 anche Roma venne annessa e venne proclamata capitale del regno. In seguito, con i Patti lateranensi del 1929, il Papa ottenne la sovranità sulla Città del Vaticano. Un'altra entità autonoma all'interno dei confini italiani è la Repubblica di San Marino. L'Italia riconosce, inoltre, il Sovrano Militare Ordine di Malta come ente con propria soggettività nel diritto internazionale e gli concede una zona extraterritoriale[5] sempre nella città di Roma, precisamente sull'Aventino. Ma anche dopo la presa di Roma nel 1870, l'Unità d'Italia non era ancora completa, mancavano infatti le cosiddette "terre irredente": il Tirolo italiano, Trieste, l'Istria, la Dalmazia e altre terre che i nazionalisti italiani reclamavano all'Italia. Il Trentino, Trieste, l'Istria e Fiume furono annesse a seguito dei trattati di pace seguiti alla prima guerra mondiale imposti da Francia, Inghilterra e Stati Uniti agli Imperi centrali perdenti e alla successiva impresa di Fiume compiuta da Gabriele d'Annunzio. Dopo la prima guerra mondiale si affermò la dittatura Fascista, evento che comportò la perdita delle libertà politiche per oltre vent'anni ed il disastroso coinvolgimento del Paese nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania. Dopo la fine della guerra il 2 giugno 1946 un referendum stabilì l'abbandono della monarchia come forma di governo e l'adozione della repubblica parlamentare; in questo stesso giorno i cittadini italiani vennero chiamati a votare anche per l'elezione di un'Assemblea Costituente che, nel dicembre del 1946, cominciò a lavorare alla stesura di una Costituzione. La nuova costituzione entrò in vigore il 1º gennaio 1948. Organizzazioni internazionali Membro NATO dal: 4 aprile 1949 Politica La Costituzione della Repubblica è la legge fondamentale e fondativa della Repubblica Italiana. Fu approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947, ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948. Essa contiene i principi fondamentali della Repubblica, i diritti e i doveri dei cittadini e prescrive l'ordinamento della Repubblica. Il Presidente della Repubblica è la massima carica dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Viene eletto ogni sette anni dal Parlamento in seduta comune integrato dai rappresentati regionali. Non ha un ruolo di indirizzo politico, ma la Costituzione gli affida comunque funzioni di natura legislativa, esecutiva e giudiziaria. Nei periodi di stabilità politica il suo ruolo si riduce nei fatti a funzioni rappresentative e di monitoraggio. I poteri assegnategli dalla Costituzione, però, fanno sì che il ruolo del Presidente della Repubblica acquisisca d'importanza nei casi di instabilità politica o deriva istituzionale dello Stato. Il potere legislativo statale è affidato ad un Parlamento bicamerale costituito dalla Camera dei Deputati (630 deputati) e dal Senato della Repubblica (315 senatori eletti più i senatori a vita). Le Camere sono elette a suffragio universale (attualmente la legge elettorale prevede una ripartizione dei seggi tra i candidati delle varie liste bloccate concorrenti in proporzione ai voti ottenuti, con un premio che assicuri la governabilità alla coalizione di liste più votata). In Italia vige il bicameralismo perfetto: le Camere hanno le stesse funzioni e gli stessi poteri. Una legge deve essere approvata nello stesso testo da entrambe le Camere. In caso di contrasto tra le Camere la legge non viene approvata. Di conseguenza le leggi elettorali delle due Camere sono abbastanza simili per evitare che un loro diverso orientamento politico paralizzi il Parlamento. Tale sistema è stato ideato affinchè vi sia una maggiore ponderazione della classe politica nell'approvare le leggi. Le Camere durano in carica 5 anni, ma il Presidente della Repubblica può scioglierle anticipatamente. Il potere esecutivo spetta al Governo, all'interno del quale, secondo l'art. 92, c. 1 Cost. possono distinguersi diversi organi: il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri e il Consiglio dei Ministri, che è costituito dall'unione dei precedenti organi. I Ministri sono responsabili singolarmente degli atti del loro dicastero e colleggialmente degli atti del Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio dirige la politica del governo, ma all'interno del Consiglio è primus inter paris con i suoi colleghi. Tuttavia le sue dimissioni provocano le dimissioni dell'intero governo. Il Presidente della Repubblica, a seguito di consultazioni con i maggiori leader politici, nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i Ministri. Successivamente alla sua entrata in carica il Governo deve presentarsi in Parlamento ed ottenere da entrambe le Camere un voto di fiducia. In qualunque momento un voto di sfiducia di una Camera costringe il Governo alle dimissioni. Poichè i Ministri non sono revocabili, talvolta per costringerli alle dimissioni si procede in una delle due Camere ad un voto di sfiducia individuale. Il potere giudiziario (sia quello inquirente che quello giudicante) è esercitato dalla Magistratura che costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. I magistrati ordinari sono titolari della funzione giurisdizionale (vedi voce giurisdizione), che amministrano in nome del popolo. Il Consiglio Superiore della Magistratura, eletto per 1/3 dal Parlamento in seduta comune e per 2/3 da tutti i magistrati e presieduto di diritto dal Presidente della Repubblica, ha compiti di autogoverno della Magistratura. La Corte costituzionale svolge la fondamentale funzione di garante della Costituzione. I suoi compiti principali sono quelli di giudicare la costituzionalità delle leggi e di dirimere i conflitti di attribuzione tra gli organi dello stato. Essa dunque può abrogare le leggi in contrasto con la lettera o lo spirito della Costituzione e può decidere l'interpretazione univoca della stessa. La Corte Costituzionale è eletta per 1/3 dal Parlamento in seduta comune in rappresentanza del potere politico (legislativo ed esecutivo), per 1/3 dalle alte magistrature dello stato in rappresentanza del potere giudiziario e per 1/3 dal Presidente della Repubblica (scelti in maniera super partes) I Presidenti della Repubblica, in ordine di elezione, sono stati: Enrico De Nicola (giugno 1946-maggio 1948), Luigi Einaudi (1948-1955), Giovanni Gronchi (1955-1962), Antonio Segni (1962-1964), Giuseppe Saragat (1964-1971), Giovanni Leone (1971-1978), Sandro Pertini (1978-1985), Francesco Cossiga (1985-1992), Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999), Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006), Giorgio Napolitano (2006-). Amministrazione dello stato L'amministrazione della cosa pubblica è suddivisa tra lo stato, le regioni e gli enti locali (città metropolitane, province e comuni), secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza (art. 118 Cost). Lo Stato ha competenza legislativa esclusiva nelle materie indicate al 2º comma dell'art. 117 della Costituzione; allo stesso modo sono indicate le materie in cui la competenza statale è limitata alla definizione dei princìpi fondamentali; spetta alle regioni la competenza legislativa generale. La Corte costituzionale è competente a giudicare sui conflitti di competenza tra lo stato e le regioni. La Repubblica Italiana è costituita dallo stato, dalle venti regioni (di cui cinque a statuto speciale), dalle centodieci province (tra queste alcune sono ancora in fase di istituzione) e dagli 8.110 comuni. Le città metropolitane, enti locali di estensione intermedia tra province e comuni, non sono ancora state istituite. Il governo è rappresentato in ogni provincia dalla Prefettura-Ufficio Territoriale di Governo. Cittadinanza italiana La legge 15 febbraio 1992, n.91, ai sensi dell'art. 1 co. 1, stabilisce che è cittadino per nascita a) il figlio di padre o di madre cittadini (de iure sanguinis); La cittadinanza italiana è concessa, senza limite di generazioni, ai discendenti degli italiani emigrati anche se non sono ammessi salti generazionali. La quantità di potenziali cittadini italiani, secondo questo criterio, raddoppia l'attuale popolazione della penisola italiana. È nelle Americhe che si è radicata la maggior parte degli emigrati nella seconda metà del XIX secolo e del XX secolo. La Cittadinanza Italiana è concessa a chi sposa un cittadino Italiano dopo sei mesi della celebrazione del matrimonio. Simboli della Repubblica Tricolore italiano Il primo tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica cispadana proposto da Giuseppe Compagnoni. Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando le armate napoleoniche attraversarono l'Italia, nel 1796, sia le varie neonate repubbliche giacobine, sia i reparti militari che affiancavano l'esercito di Napoleone adottarono bandiere simili. La scelta dei colori si deve probabilmente ai vessilli della Legione Lombarda nei quali il bianco e il rosso del comune di Milano si affiancavano al verde delle divise della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, vennero adottati anche dalla Legione Italiana, composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna. A Reggio Emilia, che si fregia del titolo di città del tricolore, è esposto il primo vessillo tricolore, risalente al 1797. Dopo il Congresso di Vienna, e la Restaurazione il tricolore rimase come simbolo di libertà e venne utilizzato nei moti rivoluzionari del 1831 e del 1848. Fu proprio in quest'anno, con l'annuncio della Prima guerra d'indipendenza che Carlo Alberto di Savoia adotta per le sue truppe un vessillo composto dalla bandiera italiana, recante al centro lo stemma dei Savoia bordato di azzurro. Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861 la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1923. Con la fine della seconda guerra mondiale e la proclamazione della Repubblica, la bandiera italiana perde lo stemma del Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad esso dedicato: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni". Emblema della Repubblica L'emblema ufficiale della Repubblica Italiana è quello approvato dall'Assemblea Costituente nella seduta del 31 gennaio 1948 e promulgato dal Presidente della Repubblica Enrico De Nicola il successivo 5 maggio. Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947, cui parteciparono complessivamente circa 500 candidati con oltre 800 bozzetti. La sua definizione formale è riportata nello schema a lato. La stella bianca a cinque punte, facente, inoltre, riferimento a Dante, è stata la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale; nell'emblema repubblicano essa è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (articolo 1 della costituzione) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di ulivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione. Pur identificato spesso come stemma della Repubblica Italiana, tecnicamente non si tratta di uno stemma in quanto è privo dello scudo, che ne costituisce una parte essenziale secondo la definizione araldica (al contrario di altre decorazioni come corone, elmo o rami che non sono essenziali). Per questo risulta più corretto riferirvisi con il termine di "emblema della Repubblica Italiana". Inno nazionale L'Inno di Mameli, conosciuto anche come Fratelli d'Italia, dai primi versi - o più precisamente, Il Canto degli Italiani - è dal 12 ottobre 1946 l'inno nazionale italiano, in modo provvisorio. Il 17 novembre 2005 il Senato aveva approvato in prima lettura un progetto di legge volto a renderlo definitivo, ma alla Camera il provvedimento non fu più votato e l'Inno di Mameli rimane tuttora come inno italiano provvisorio. Il testo fu scritto nell'autunno 1847 da Goffredo Mameli; la musica è di poco successiva e fu composta da Michele Novaro. Dopo la proclamazione della Repubblica ha sostituito La Canzone del Piave adottata dal governo provvisorio italiano dopo l' 8 settembre. Durante il Regno d'Italia era in vigore la Marcia Reale, che dopo l'Unità d'Italia aveva sostituito l'inno del Regno di Sardegna: S'hymnu sardu nationale. Nel corso degli anni novanta è stata talvolta ventilata l'ipotesi di sostituire Il canto degli Italiani con il Va', pensiero (celebre aria dall'opera lirica Nabucco) di Giuseppe Verdi come inno rappresentativo della nazione italiana. Stendardo presidenziale Stendardo del Presidente del Consiglio dei Ministri Bandiere navali Nel 1947 oltre alla bandiera nazionale vennero definite anche la bandiera usata dalla marina mercantile, che reca sulla banda bianca uno stemma nei cui quadranti compaiono gli stemmi delle quattro repubbliche marinare (Venezia, Genova, Pisa e Amalfi); e quella della Marina Militare, nella quale lo stemma è sovrastato da una corona navale, cioè una corona turrita e rostrata. Un'altra differenza è che nella bandiera della Marina Militare il leone di San Marco (simbolo di Venezia) ha il libro chiuso, la coda alzata e regge una spada (come nella bandiera di guerra della Repubblica di Venezia). Marina Militare Geografia L'Italia si estende dal versante sud dell'arco alpino e si protende nel Mar Mediterraneo; il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure. Sotto il profilo geografico le regioni italiane si dividono in: regioni settentrionali (Valle d' Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna), regioni centrali (Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo), regioni meridionali (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria), isole (Sicilia, Sardegna). L'Italia è geograficamente divisibile anche in due sole parti: la penisola italica, che è la parte effettivamente peninsulare dell'Italia, che convenzionalmente inizia a sud del crinale appenninico emiliano, e la Val Padana, parte continentale d'Italia che è tutt'uno col territorio europeo. Capo d'orso, in provincia di Olbia-Tempio Punta Palascìa, in provincia di Lecce, è il punto più orientale d'Italia Grafico: L'Italia per zone altimetricheIl comune più a nord d'Italia è Predoi, il più a sud Lampedusa e Linosa, il più a est Otranto e il più a ovest Bardonecchia. Lo Stato italiano è quasi interamente compreso tra le Alpi, tranne Livigno, Dobbiaco, San Candido e Tarvisio che sono oltralpe, più le isole Lampedusa e Lampione parte della piattaforma continentale africana. Inoltre all'Italia appartiene l'exclave di Campione d'Italia (doganalmente ed economicamente svizzera). L'Italia presenta una prevalenza di zone collinari (il 41,6% del territorio) rispetto a zone montuose (il 35,2% del territorio), o a zone pianeggianti (23,2%). L'altitudine media del territorio italiano è di circa 337 metri sul livello del mare. Le catene montuose si estendono per buona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4000 m tra cui il Monte Rosa (4634 m), il Cervino (4478 m) e il Monte Bianco che con i suoi 4810 m è la montagna più alta d'Europa. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal fiume Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonie in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2912 m). L'Italia è nota anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3323 m è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli in provincia di Messina. Clima Dal punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono, soprattutto per la penisola italiana (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica), un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo. Secondo la classificazione di Koppen [6], l'Italia è suddivisa in nove tipi di clima [7] [8] [9]: Clima temperato subtropicale (CS): aree costiere della Sicilia, della Sardegna meridionale e della Calabria centrale e meridionale. Montagne e pianure In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento. Solo un quarto della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie; tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico. Le pianure italiane sono: la Pianura padana, ai piedi delle Alpi e compresa tra Lombardia ed Emilia Romagna; Mari e arcipelaghi Isole italiane Le isole maggiori sono la Sicilia e la Sardegna, quest'ultima geologicamente parte della micro zolla sardo-corsa assieme alla Corsica. Numerose sono le isole minori, alcune delle quali particolarmente notevoli dal punto di vista naturalistico o storico (ad esempio l'isola d'Elba è stata posta sotto l'autorità di Napoleone durante il suo primo esilio dal continente). La maggior parte delle isole minori è raccolta in arcipelaghi, quali l'arcipelago Toscano – che comprende l'Isola d'Elba – le isole Pontine o Ponziane e le Isole Flegree nel Tirreno di fronte alla penisola (per non dimenticare le isole di Capri e Ischia); le isole Eolie o isole Lipari, le isole Egadi e le isole Pelagie attorno alla Sicilia (oltre alle isole di Ustica e di Pantelleria); l'arcipelago della Maddalena, le isole del Sulcis e l'isola dell'Asinara a poca distanza dalla Sardegna. Vi sono poi le isole Tremiti, a nord del Gargano; le isole Cheradi nel golfo di Taranto, l'Isola di Sant'Andrea nelle acque di Gallipoli; le Isole Pedagne a largo di Brindisi; le isole Palmaria, Tino e Tinetto del golfo della Spezia (entrate dal 1997 tra i patrimoni dell'umanità nell'UNESCO) e altre ancora, come l'isola di Dino. Fiumi, laghi, lagune e paludi La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po lungo 652 km. Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura Padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi). Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni. Laghi alpini e prealpini: lago d'Orta (Cusio), lago Maggiore (Verbano), lago di Endine (Spinone), lago di Como (Lario), lago di Lugano (Ceresio), lago d'Iseo (Sebino), lago d'Idro (Eridio), lago di Garda (Benaco) Vulcani l'Etna (il maggiore vulcano attivo d'Europa) domina Catania e la Sicilia nord-orientale e si staglia su Catania con il suo gruppo di crateri sommitali (3340 m) costituendo un elemento paesaggistico caratterizzante di Reggio Calabria che si affaccia sulla costa Siciliana, da dove appare innevato per oltre metà dell'anno. Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici. Per la natura molto densa della sua lava, le eruzioni sono lente, anche se possenti, e permettono facilmente di mettere in salvo persone e cose. Il monte Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Volsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anch'essi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili. In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di Bolsena, (monti Volsini), lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani). Nell'Antiappennino campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuoli e di Agnano. I monti di Roccamonfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; così dicasi del Monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta, i primi nella provincia di Padova, i secondi in quella di Vicenza. Terremoti I fenomeni sismici costituiscono un primato dell'Italia in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi. Mappa dell'epicentro del sisma terremoto di Reggio e MessinaLe zone meno soggette a fenomeni sismici sono la Sardegna, la Maremma grossetana, la Puglia meridionale e la regione alpina occidentale, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime. Dovuti spesso a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini. Fra i più rovinosi terremoti si ricordano: 1908: terremoto di Reggio e Messina Geografia politica Regioni Nell'elenco che segue, per ciascuna regione è riportato lo stemma ufficiale e, a seguire, il nome del capoluogo. L'asterisco denota le regioni a statuto speciale. Italia suddivisa per regioni Regione Capoluogo Province con almeno 500.000 abitanti Dati che tengono conto delle istituende province di Monza-Brianza, Barletta-Andria-Trani e Fermo. Principali aree metropolitane Area metropolitana Numero abitanti Classifica area OCSE Classifica Unione europea Dati Prime 10 città (dati ISTAT riferiti alle stime del 31 marzo 2008[11]) La strada sopraelevata di Genova e il grattacielo "Matitone" visti dal Castello d'Albertis.Pos. Comune Regione Prov. Abitanti Demografia Il paese ha la quinta più alta densità demografica in Europa, 198,2 persone per chilometro quadrato. La popolazione italiana è concentrata principalmente nelle zone costiere e pianeggianti della penisola, dove sono poste le città più popolose (fra le prime 40 città italiane per numero di abitanti solo Perugia è posta ad un'altitudine superiore ai 250 metri sul livello del mare).[12] Il numero di immigrati o di residenti stranieri in Italia è aumentato considerevolmente a partire dagli anni 1990 e, secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2008 constava di 3.432.651 unità[13] (esclusi i naturalizzati con doppia cittadinanza che l'ISTAT conteggia solo tra i cittadini italiani), pari al 5,75% del totale della popolazione residente, distribuita in base alla cittadinanza in questo modo: Pos. Cittadinanza Popolazione % del totale* Fonte: La popolazione straniera residente in Italia al 1º gennaio 2008, ISTAT, Roma. Il numero di Italiani residenti all'estero ancora in possesso della cittadinanza italiana è invece stimato in circa 4.000.000[14]. Un discorso a sé merita la sempre crescente comunità zingara sul territorio italiano, ripartita tra rom (più diffusa al Centro-Sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione) e in minor misura sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo). Stime approssimative parlano di 120.000, di cui 70.000 già con la cittadinanza[15] (ma destinata a crescere enormemente dopo l'entrata nell'Unione Europea di Romania e Bulgaria, e anche grazie al considerevole tasso di natalità), delle quali però circa la metà sono cittadini italiani. I comuni italiani con più cittadini stranieri residenti sono nell'ordine [16]: Roma (218.426 unità), Milano (175.997), Torino (102.921), Firenze (37.634), Genova (37.160), Bologna (33.602), Verona (30.970), Brescia (29.139), Prato (23.658), Padova (22.000), Napoli (21.484), Reggio Emilia (21.394), Modena (20.070) e Venezia (19.933). Il tasso di natalità (dati ISTAT) in Italia è stato nel 2006 del 9,5 per mille (ottenuto dal rapporto tra il numero dei nati dell'anno e la media tra la popolazione rilevata all'inizio e alla fine del periodo considerato moltiplicato per 1.000). A livello regionale l'indice più elevato si rileva in Campania (10,8 per mille) seguita a breve distanza dal Trentino Alto Adige (10,7). Al terzo posto si collocano appaiate Lombardia, Valle d'Aosta e Sicilia (10 per mille) seguite da Veneto (9,9) e Lazio (9,8). I valori più bassi si registrano in Liguria (7,5 per mille), Molise (7,7) e Sardegna (8). Da notare che negli ultimi anni il tasso di natalità delle ripartizioni geografiche italiane (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole) ha subito un livellamento che ha portato i rispettivi dati a convergere verso l'indice nazionale. Il numero medio di figli per donna, 1,35 nel 2006, colloca l'Italia tra i paesi a tasso di fecondità più basso al mondo. Tuttavia la popolazione presente sul territorio nazionale cresce di diverse centinaia di migliaia di unità all'anno (ben oltre 2 milioni di unità complessive nel quinquennio 2002-2007) a causa del saldo migratorio (+494.871 unità nel solo 2007). Secondo l'ultimo censimento le femmine costituivano nell'ottobre del 2001 il 51,58% della popolazione (+1.808.040). Tale differenza per vari fattori si è gradualmente ridotta col passare degli anni, e a novembre 2006 le femmine rappresentavano il 51,43% (+1.693.932). Lingue L'italiano moderno è, come tutte le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi, cioè, come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. In questo caso fu il dialetto fiorentino, parlato a Firenze, a prevalere, non tanto per ragioni politiche - come spesso capitava - ma per il prestigio culturale di cui era portatore. Il toscano, ed il fiorentino illustre in particolare (in quanto arricchito di prestiti dal siciliano, con la sua illustrissima Scuola Poetica Siciliana, da cui il fiorentino è debitore di molti prestiti, dal francese e dal latino); il fiorentino era in effetti la lingua nella quale scrissero Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, considerati tre fra i massimi scrittori italiani. Naturalmente, era anche la lingua colta della città di Firenze, stimata per la sua prosperità culturale lungo i secoli e per la sua splendida architettura. Un altro pioniere della lingua italiana fu anche Alessandro Manzoni. Sono parificate all'italiano, che è la lingua ufficiale dello Stato, il tedesco e il ladino nella Provincia Autonoma di Bolzano, il francese[21] nella regione Valle d'Aosta e il sardo nella regione Sardegna. Oltre a queste sono inoltre riconosciute e tutelate dallo Stato e dalle relative regioni numerose minoranze linguistiche storiche: Gruppo Popolazione Lingua originaria Regione Fonte: Ministero degli Interni del Governo Italiano/rielaborazione da Il Corriere della Sera. Inoltre, la lingua istrorumena viene parlata da circa 300 esuli dall"Istria a Trieste e fu considerata isola linguistica nel Regno d'Italia. Lo storico Ireneo della Croce afferma che la lingua istrorumena era parlata nell'ottocento nel Carso triestino, principalmente ad Opicina e Servola (allora chiamata Selvola). Ad esse va aggiunta una moltitudine di lingue di più o meno recente importazione (e come tali non da tutelare come storiche), in primis le varietà afferenti all'arabo, all'albanese di Albania, al rumeno, al cinese e all'ucraino. Va anche aggiunta la Lingua dei Segni Italiana (LIS) (vedi Lingua dei segni), la lingua visiva dei cittadini sordi, i cui utilizzatori sono stimati tra le 80 e le 120.000 persone nelle diverse città italiane. L'Italia non riconosce la lingua dei segni come lingua nazionale dei sordi, né come lingua minoritaria: solamente la regione di Valle d'Aosta ha approvato all'unanimità il riconoscimento della Lingua dei Segni nel 2006. Diverse parlate regionali sono state censite dall' UNESCO come lingue minoritarie e vengono considerate dalla comunitá linguistica come lingue distinte dall'italiano (e non come dialetti di quest'ultimo) ma tuttavia non godono di alcun riconoscimento o tutela da parte dello Stato Italiano. Queste sono l'Emiliano-Romagnolo, il Ligure, il Lombardo, il Napoletano, il Piemontese e il Siciliano. Le richieste di riconoscimenti formali di queste parlate (spesso chiamate anche dialetti italiani) come "lingue a pieno titolo" sono in genere viste come un tentativo di mantenere in vita questi idiomi, un tempo assai vitali ma oggi seriamente minacciati, a partire dall'unità d'Italia, soprattutto per via dell'istruzione scolastica e dei mezzi d'informazione di massa, che hanno portato ad un graduale processo d'italianizzazione. In ciò ha talvolta inciso anche una relativa carenza di una letteratura propria, avendo molte di queste regioni fortemente dipeso nei secoli, per la lingua scritta, dal latino e dall'italiano di Dante. La carenza di letteratura non è comunque un fattore primario, si veda per esempio la cosidetta koiné Lombardo-Veneta, che tra il XII ed il XIV secolo ebbe un ricco uso in ambito letterario in tutto il nord Italia e che nonostante ció non ha mai goduto di riconoscimento ufficiale. Allo stesso modo, il veneto venne usato dai funzionari della Serenissima per la stesura di documenti ufficiali (ora custoditi presso l'Archivio di Stato), ma nonostante ciò anch'esso gode solamente di riconoscimenti a livello regionale. Letteratura italiana La letteratura italiana si compone di tutte quelle opere manoscritte e a stampa in lingua italiana che, come si è detto, a partire dal XIII secolo si sono sviluppate in Italia, fino ai nostri giorni. Essa nasce in ritardo rispetto ad altre letterature europee perché molto ancorata alla tradizione del latino. Nel XIII secolo si hanno le prime esperienze letterarie, la poesia religiosa in Umbria (capolavoro è il Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi e le Laudi di Jacopone da Todi), la scuola siciliana (nata alla corte di Federico II) e, alcuni decenni più tardi, la lirica toscana. Nel XIV secolo la letteratura italiana possedeva già tre capolavori che la misero in assoluta preminenza per l'epoca rispetto a qualsiasi altra produzione letteraria occidentale: la Divina Commedia di Dante Alighieri, il Canzoniere di Francesco Petrarca e il Decameron di Giovanni Boccaccio. In italiano si sono espressi scrittori di fama universale, quali Ludovico Ariosto, Niccolò Machiavelli, Torquato Tasso, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Alessandro Manzoni, Leonardo Sciascia, Primo Levi e tanti altri, scrittori che produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea. Religioni I cristiani, cattolici, protestanti, ortodossi e altri (Testimoni di Geova, Mormoni, etc.), in Italia rappresentano la religione di maggioranza. Come in molti altri Paesi occidentali, il processo di secolarizzazione è crescente, soprattutto tra i giovani, anche se non manca la presenza di movimenti a prevalente composizione giovanile cattolici quali Azione Cattolica, la Gioventù Francescana, l'AGESCI, Comunione e Liberazione, il Cammino Neocatecumenale e il Movimento Giovanile Salesiano. Il Duomo di Milano Cagliari, la porticata via Roma Facciata Duomo Di NapoliFra le altre confessioni cristiane, in ambito protestante, è da segnalare il Valdismo, nato in Italia stessa. Sorto come movimento ereticale medievale, dopo la riforma protestante ha assorbito la teologia calvinista ed è di fatto diventata l'espressione italiana delle Chiese riformate. Le comunità protestanti storiche (valdese, metodista, luterana e battista) sono riunite nella Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, assieme ad altre denominazioni pentecostali minori. La componente più numerosa all'interno del protestantesimo italiano è rappresentanto dall'evangelicalismo che raggruppa tra il 70 e 80% dei protestanti italiani. Questa corrente protestante, conservatrice dal punto di vista teologico si riconosce dottrinalmente nei punti di fede dell'Alleanza Evangelica Italiana (AEI). L'attuale presidente dell'AEI è il pastore Roberto Mazzeschi membro della Chiesa Apostolica in Italia La maggior parte delle chiese evangeliche non riconosciute, (senza intese) ha costituito l'Alleanza di Chiese Cristiane Evangeliche in Italia (ACCEI). L'attuale segretario generale è Gaetano Sottile, promotore insieme ai rappresentanti del cattolicesimo e dell'ebraismo del Dies Memoriae. Tra i nuovi movimenti religiosi cristiani si possono trovare il mormonismo, giunto in Italia nel 1850, e i testimoni di Geova, che iniziarono a stampare la Torre di Guardia nelle valli piemontesi già dal 1903. Questi ultimi in particolare, sono il gruppo religioso con il maggior numero di aderenti dopo il Cattolicesimo, l'Islam (quest'ultimo praticato da circa 850.000 persone, in rapida crescita grazie all'immigrazione), il Protestantesimo (circa 700.000 membri divisi in una moltitudine di chiese e confessioni) e la Chiesa Ortodossa (almeno 700.000 fedeli). Forte seguito hanno poi le chiese di stampo pentecostale, fra le quali vanno menzionate le Assemblee di Dio in Italia, che, forti dei loro 400.000 fedeli, costituiscono la più grande organizzazione protestante. La religione monoteista più antica presente in Italia è l'Ebraismo, di cui a Roma è segnalata una presenza ininterrotta fin dai tempi precedenti la comparsa del Cristianesimo. La comunità ebraica in Italia si aggira intorno alle 30.000 unità; prima delle persecuzioni nazi-fasciste, erano oltre 50.000[26]. Nel corso del XIX e XX secolo si sono diffusi in Italia altri movimenti religiosi, in particolare Buddhismo, Induismo e Sikhismo. I buddhisti sono circa 160.000, gli induisti sono 75.000, mentre i sikh si aggirano intorno alle 70.000 unità. [senza fonte]I fedeli delle prime due religioni sono riuniti rispettivamente nell'Unione Buddhista Italiana e nell'Unione Induista Italiana, ufficialmente riconosciute dallo Stato. Resta un fenomeno relativamente nascosto e poco diffuso quello del Neopaganesimo. Il Paganesimo moderno è presente in particolare nelle sue forme wiccana, romana, odinista e druidica. Tra i gruppi che seguono la Via romana agli Dei è il Movimento Tradizionale Romano, tra i gruppi odinisti la Comunità Odinista. Non mancano, infine, associazioni ateiste e agnostiche, quali la UAAR, No God e Atheia, le quali riuniscono una parte dei non religiosi. Economia Commento: Sezione priva di diverse fonti -------------------------------------------------------------------------------- Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili, secondo le linee guida sull'uso delle fonti. Membro del G8 - organizzazione degli otto paesi più industrializzati - l'Italia rappresenta la settima potenza economica del pianeta per PIL nominale, dietro Stati Uniti, Giappone, Germania, Cina, Regno Unito e Francia, ponendosi al quinto posto nel mondo per valore delle esportazioni e al settimo per quello delle importazioni effettuate nell'anno 2007 (fonti: Banca mondiale, Fondo Monetario Internazionale, CIA World Factbook). PIL 2006 in percentualiL'economia italiana è ormai fortemente orientata ai servizi, che nel 2006 hanno rappresentano quasi i 2/3 del PIL prodotto. L'industria pesa solo per poco più del 22%, ma se da questa si escludono le attività legate alle costruzioni, la percentuale scende a poco più del 18%. Il settore agricolo, in cui si comprende anche la silvicoltura e la pesca, rappresenta ormai una percentuale residuale nel quadro economico italiano. Di seguito la tabella che riporta il PIL,[27] prodotto in Italia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche: Macro-attività economica PIL prodotto Il tessuto produttivo dell'economia italiana è formato in prevalenza da piccole e piccolissime imprese: le grandi imprese sono gestite quasi sempre dalle famiglie dei fondatori o da gruppi stranieri, e il modello di public company, quello cioè di una impresa a capitale diffuso gestita dal management piuttosto che dalla proprietà, non ha mai attecchito. Per approfondire, vedi la voce Made in Italy. Anche in campo finanziario, nonostante una tendenza alla concentrazione (ultimamente sfociata nella fusione di Unicredito con Capitalia, da cui è scaturito un colosso da 136 miliardi di euro di capitale, al secondo posto in Europa dopo Hsbc), le banche hanno dimensioni modeste rispetto ai grandi gruppi europei. V'è inoltre una forte differenza tra il nord, con un forte sviluppo industriale e una preponderanza di aziende private, e il sud, che ha tassi di disoccupazione più alti con punte del 20% e uno sviluppo molto minore; l'agricoltura ha un peso maggiore, e l'industria è spesso statale. Negli ultimi anni, tuttavia, vi sono stati fenomeni di sviluppo dinamico anche lungo il confine fra centro-nord e sud. Alcune aree tra cui Isernia e Caserta stanno intensificando la piccola imprenditoria privata, incentivata dal basso livello dei prezzi e del lavoro locali, mentre al nord permane un alto livello dei prezzi. Lo stabilimento FIAT di Melfi, invece, rappresenta uno dei maggiori nuclei industriali del meridione ed ha contribuito alla ripresa produttiva della FIAT a metà degli anni novanta, nonchè alla crescita delle sue quote di mercato in Europa.[28] Settore Turismo La maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia deve essere importato, dato che l'Italia non dispone di ricchi giacimenti di materie prime, sebbene nella prima metà del '900 siano stati scoperti giacimenti petroliferi nella Val d'Agri in Basilicata (il cui sfruttamento è iniziato solamente a partire dagli anni ottanta) che forniscono oltre il 10% del fabbisogno nazionale. Durante lo scorso decennio, l'Italia ha perseguito una politica fiscale stretta per fare fronte alle richieste dell'Unione Economica e Monetaria dell'Unione europea ed ha tratto beneficio dai tassi più bassi di inflazione e di interesse. Tuttavia, alcuni enormi problemi continuano ad essere un ostacolo per l'economia della nazione, come l'evasione fiscale (anche se nel 2006 la lotta agli evasori ha riportato nelle casse dello stato più di 33 miliardi di euro) e il debito pubblico, che è al 106,8% sul PIL nel 2006, nonostante l'Unione Europea richieda un indebitamento massimo del 60% sul PIL; grava inoltre sull'imprenditoria centro-meridionale il drenaggio di risorse operato dalle organizzazioni criminali (mafia, camorra, ndrangheta e Sacra Corona Unita) che con le loro attività estorsive (pizzo) determinano spesso l'uscita dal mercato e perfino il fallimento delle imprese taglieggiate. Tutto ciò è stato il motivo che ha spinto due agenzie di rating a declassare (nel 2006) l'Italia per livello di affidabilità finanziaria. L'Italia ha aderito all'euro nel 1999 sostituendo la lira a partire dal 2002 (1 euro = 1936,27 lire). Lista delle imprese italiane PIL - Serie Storica 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Le regioni sono state ordinate per il PIL prodotto nel 2006; la voce extra considera le attività economiche non attribuibili a specifiche regioni, come ad esempio le ambasciate italiane all'estero o le piattaforme marine per l'estrazione di petrolio. Rispetto ai dati sopra esposti occorre osservare che il PIL espresso in termini assoluti è un indicatore di ricchezza dell'entità geografica, piuttosto che degli abitanti. PIL ai prezzi di mercato per abitante - Serie Storica 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007[32] Le regioni sono state ordinate per il PIL ai prezzi di mercato per abitante prodotto nel 2006. Forze Armate e di Polizia L'Italia è la settima potenza militare mondiale con una spesa militare annua di 40.060 miliardi di dollari.[33] L'Esercito Italiano è la prima forza armata dello Stato. Attualmente ha un organico di 114.400 ( nel 2006) unità (di queste 85.000 fanno parte delle forze operative, mentre 27.000 sono assegnate alle unità di riserva e sostegno). La Marina Militare è la seconda forza armata dello Stato. Essa nacque nel 1946 dalla Regia Marina, in seguito alla proclamazione della Repubblica Italiana. A lei sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali ed internazionali. Ad essa è devoluto, inoltre, il compito di pattugliamento delle coste tramite il Corpo delle Capitanerie di Porto/Guardia Costiera. La Pattuglia Acrobatica NazionaleL'Aeronautica Militare è la terza forza armata dello Stato. Ad essa sono devolute le operazioni aeree. In passato si è anche occupata del controllo del traffico aereo nello spazio aereo nazionale. L'Arma dei Carabinieri è la quarta forza armata dello Stato. Per via della sua doppia natura di forza armata e di forza di polizia, le sono affidati sia funzioni militari, quali il concorso alla difesa della Patria, l'esercizio delle funzioni di Polizia Militare, la protezione delle Rappresentanze Diplomatiche italiane e la partecipazione alle operazioni militari all'estero, sia funzioni civili di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza. La Guardia di Finanza è una speciale forza di polizia ad ordinamento militare e fa parte integrante delle Forze Armate dello Stato. Dipende direttamente dal Ministro dell'Economia e delle Finanze e svolge compiti di polizia giudiziaria, polizia tributaria (in via esclusiva) e pubblica sicurezza soprattutto legati all'ambito economico e finanziario (negli anni recenti sono stati creati anche reparti specializzati nella tutela dell'Ordine pubblico). La Guardia di Finanza concorre altresì alla difesa dei confini e svolge funzioni di polizia militare e polizia giudiziaria militare. Lamborghini in dotazione alla Polizia StradaleLa Polizia di Stato è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Quest'ultima definizione non implica la militarità del Corpo, tuttavia la sua struttura si richiama a quella di un'istituzione di carattere militare ed il suo personale ha un inquadramento differente rispetto a qualsiasi ente civile o militare dello Stato. Dipende direttamente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che rappresenta l'apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell'Interno (Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza) gestisce l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica in Italia. Pertanto, la Polizia di Stato è la prima forza di polizia incaricata del mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico. Il Corpo di Polizia Penitenziaria è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Svolge compiti di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza legati al settore penitenziario ed alla gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale. È l'erede del Corpo delle Guardie Carcerarie, creato nel 1873, poi riformato nel Corpo degli Agenti di Custodia delle Carceri (1890), (forza di polizia ad ordinamento militare) la cui amministrazione passò nel 1922 dal Ministero dell'Interno al Ministero della Giustizia, per poi ritornarvi nel 1990. Il Corpo Forestale dello Stato è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Svolge compiti di tutela ambientale e paesaggistica; Svolge anche funzioni di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza. Alla direzione del Corpo vi è l'Ispettorato generale con sede a Roma. I Corpi ed i Servizi di Polizia Locale/Provinciale e Polizia Municipale non rientrano tra le forze di polizia dello Stato. Svolgono compiti di controllo tramite pattugliamento del territorio e repressione dei reati tipicamente nelle aree urbane sotto controllo regionale. A seconda della tipologia possono dipendere dalla Regione, dalla Provincia o dal Comune. Tutti i suoi appartenenti sono Agenti e Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Agenti di Pubblica Sicurezza. Cultura Il contributo che l'Italia ha portato, nel corso della storia dei popoli che l'hanno abitata, alla cultura mondiale è stato, per pressoché unanime consenso degli storici, immenso e vario. Probabilmente fu proprio il fatto di essere da sempre, per motivi geografici e storici, una terra di scambi e di incontri tra popoli diversi a farne un luogo di così vitale fermento. Ed in effetti una caratteristica tipica della cultura italiana è la sua grande varietà locale: la mancanza di una unità nazionale per secoli ha fatto sì che ogni regione acquisisse un propria tradizione ed identità politica, derivatagli dalla propria storia di dominazioni e fusioni con civiltà diverse. L'arte e la musica sono sicuramente gli ambiti di eccellenza della cultura italiana più noti nel mondo. La prima ha avuto la sua espressione più alta e caratterizzante nel periodo che va dal Quattrocento al Seicento inoltrato (nei periodi del Rinascimento e del Barocco); ma la lunga storia del paese, ed i numerosi periodi di ricchezza che ha attraversato, hanno lasciato in eredità esempi notevolissimi dell'arte delle più disparate epoche e civiltà, che fanno dell'Italia un caso unico al mondo per la varietà dei beni artistici e per la loro diffusione capillare sul territorio (la città di Firenze, ad esempio, ha la più grande concentrazione mondiale di opere d'arte in proporzione alla sua estensione). Dai templi greci della Magna Grecia ai borghi medioevali, dalle terme romane alle ville settecentesche, il grande museo all'aperto della penisola è tra le prime mete del turismo mondiale. Non vanno trascurate le profonde innovazioni che l'Italia ha portato in tanti altri campi della cultura lungo 2500 anni di storia. Nei due periodi in cui la penisola fu il centro della civiltà del tempo, ovvero durante l'Impero romano ed il Rinascimento, il ruolo che ebbe nella storia della conoscenza umana fu di decisiva importanza. Facciata del Duomo di SienaGià dal XVII secolo tuttavia il ruolo culturale di primo piano del Paese tende lentamente a declinare: se nel '600 l'Italia riesce ancora a mantenere un primato europeo in alcuni settori (l'arte e la musica principalmente), nel secolo successivo il panorama culturale italiano può essere a tutti gli effetti considerato provinciale rispetto ai fermenti che cambiavano l'Europa in Francia ed Inghilterra. Le cause della fine del primato italiano sono molteplici e complesse. In linea generale gli storici vedono un rapporto diretto con il declino sociale ed economico che interessa l'Italia a partire dalla fine del Cinquecento, a sua volta imputabile ad una serie di fattori storici; tra questi, la mancata unificazione degli stati italiani in un unico Stato nazionale simile a quello francese o inglese, fatto che avrebbe avuto conseguenze irreparabili sulla capacità competitiva della penisola in campo commerciale ed economico. La stessa pratica del mecenatismo durante il XV e XVI secolo, che nel breve termine diede forte impulso al fiorire dell'arte rinascimentale, costituì un "dirottamento" dalle attività produttive delle ricchezze accumulate in Italia e pose le basi per la recessione. Un motivo più strettamente culturale può essere poi identificato con l'egemonia su intellettuali ed artisti italiani esercitata dalla Controriforma dalla seconda metà del XVI secolo, che soffocò i fermenti della rivoluzione scientifica (si pensi al processo a Galileo), del pensiero filosofico (la carcerazione di Tommaso Campanella, il rogo di Giordano Bruno), della letteratura (costretta alla sterile adesione ad un'ortodossia nei contenuti e nella forma). L'inizio del XIX secolo vede una rinascita culturale italiana, trainata dal nuovo clima delle idee liberali e patriottiche, di forte stimolo al mondo intellettuale; gli italiani ritrovano una propria dimensione europea nella letteratura romantica (Manzoni, Leopardi), nella riflessione politica (Mazzini), nella scienza (Galvani, Volta). L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per la cucina (le parole pasta, spaghetti, pizza, ad esempio, sono entrate di prepotenza nei vocabolari stranieri anche in altri continenti), il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto. Non meno importante è stato il contributo italiano alla scienza, con personaggi come Luigi Galvani e Alessandro Volta ricordati per gli studi pionieristici sull'elettricità, Antonio Pacinotti che inventò la dinamo, Antonio Meucci che inventò il telefono. Anche tra i premiati con il Nobel sono presenti degli italiani illustri come Enrico Fermi e Guglielmo Marconi per la fisica, Giulio Natta che fu uno dei padri della chimica industriale, Giosue Carducci, Eugenio Montale, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo e Dario Fo per la letteratura, Camillo Golgi e Rita Levi-Montalcini per il loro contributo alla medicina. Santi patroni San Francesco d'Assisi, proclamato patrono d'Italia da papa Pio XII nel 1939. Santo e fondatore dell'ordine mendicante che da lui poi prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO Incisioni rupestri della Valcamonica (1979) Ambiente I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di interesse nazionale od internazionale per valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, educativi e ricreativi tali da giustificare l'intervento dello Stato per la loro conservazione. I parchi regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore ambientale e naturalistico, che costituiscano, nell'ambito di una o più regioni adiacenti, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali. Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengano una o più specie naturalisticamente rilevanti della fauna e della flora, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche. Le zone umide sono costituite da paludi, aree acquitrinose, torbiere oppure zone di acque naturali od artificiali, comprese zone di acqua marina la cui profondità non superi i sei metri con la bassa marea; aree che, per le loro caratteristiche, possano essere considerate di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. Le aree marine protette sono costituite da tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente limitate. La tipologia di queste aree varia in base ai vincoli di protezione. Le altre aree protette sono quelle aree che non rientrano nelle precedenti classificazioni, come i parchi suburbani o le oasi delle associazioni ambientaliste. Possono essere a gestione pubblica o privata, con atti contrattuali quali concessioni o forme equivalenti. La continua crescita della densità di popolazione, già elevatissima, è causa di esacerbazione degli evidenti fenomeni di degrado ambientale che affliggono il territorio italiano. Parchi nazionali Trasporti Ferrovie a scartamento standard: 18.071 km con uno scartamento di 1,435 m; le Ferrovie dello Stato operano su 16.014 km di binari standard (elettrificati 11.322 km) Sistema stradale, autostradale, tangenziali Il totale delle strade in Italia ammonta a 654.676 km (1998) Sport Il colore sportivo nazionale dell'Italia è l'azzurro, mutuato dallo stemma araldico di Casa Savoia, dinastia regnante dal 1861 al 1946. La tradizione sportiva italiana è antica quasi quanto la sua storia: in quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l'Italia può vantare sempre buone rappresentative e molti successi. Tuttavia, quasi tutte le vittorie negli sport di squadra restano una prerogativa maschile, eccezione fatta per la pallavolo, la pallanuoto e la scherma. Lo sport più seguito e praticato è il calcio. La Nazionale Italiana di calcio è la squadra Campione del mondo in carica. Festività ** Pasquetta: lunedì successivo alla Pasqua Note Bibliografia |
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